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VENETO BANCA: RINVIO A GIUDIZIO PER CONSOLI E 5 MANAGER.

Il Tribunale di Treviso si prepara ad accogliere le migliaia di vittime in un maxi-processo penale.


Il pool della Procura di Treviso, costituito dai PM dott. Massimo De Bortoli e dott.ssa Gabriella Cama, al termine di due anni di indagine hanno chiesto il rinvio a giudizio di Vincenzo Consoli, ex a.d. e direttore generale di Veneto Banca, nonché dei 5 manager Mosè Fagiani, Renato Merlo, Stefano Bertolo, Massimo Lembo e Cataldo Piccarreta, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di plurime truffe aggravate.

I fatti contestati sono stati perpetrati tra il 2012 ed il 2015 e sono stati qualificati dalla Procura trevigiana come truffa contrattuale realizzata al momento della verificazione del danno subìto da migliaia di clienti della Popolare di Montebelluna (cioè il 25 giugno 2017, quando Veneto Banca è stata posta in l.c.a.).

Il danno ammonta a ben oltre 107 milioni di euro, per il cui risarcimento le vittime (oltre n. 2.200) potranno decidere di costituirsi parte civile nel processo penale non appena verrà instaurato.

Secondo gli inquirenti, il capo e la mente dell’associazione era unicamente Vincenzo Consoli, contornato dai predetti 5 manager apicali, i quali tutti si avvalevano della struttura organizzativa della Banca, del C.d.A. e dei propri dipendenti (quest’ultimi scagionati dalla Procura) per la vendita delle azioni e delle obbligazioni proprie (c.d. baciate). Infatti lo stesso Consoli, pur consapevole dello stato di crisi in cui già versava l’Istituto di credito, nell’incontro del 22 novembre 2014 avrebbe volontariamente riferito ai dipendenti delle filiali un valore gonfiato delle azioni della Popolare (pari a 39,5 euro), così come approvato dall’inconsapevole assemblea dei soci il precedente 26 aprile. Avrebbe poi imposto di venderle a tutti quei clienti sforniti di idonea alfabetizzazione bancaria e finanziaria, dunque in stato di minorata difesa, collocandole con l’applicativo AIM in luogo di ARS in violazione delle direttive Consob, e facendo uso di tecniche “aggressive”: veri e propri artifizi e raggiri (come falsificazione o mancata somministrazione dei questionari sull’adeguatezza e sul rischio di investimento, obbligo di acquisto a fronte della concessione di mutui, false sottoscrizioni e manipolazione dei contratti, etc.), che da soli non sono tuttavia sufficienti per contestare i reati anche nei confronti dei dipendenti, mancando nei medesimi - secondo la Procura - l’elemento soggettivo del dolo, anzi, essendo stati indotti in errore proprio da Consoli.

Nonostante Banca d’Italia il 6 novembre 2013 avesse già rilevato l’incoerenza del valore azionario con la situazione finanziaria della Popolare, invitandola peraltro ad unirsi con BPVi in un unico asset societario, i predetti vertici di Montebelluna avevano volontariamente approfittato anche dell’insufficiente controllo svolto sia dal Collegio dei Sindaci sia dalla società di revisione contabile PwC (indagata in un parallelo procedimento per l’ipotesi di concorso in falso in bilancio) ed avevano gonfiato le azioni e le obbligazioni del 40% per poi piazzarle ai clienti, i quali di lì a breve vedevano scendere il loro valore fino ad azzerarsi senza più riuscire a venderle, così subendo un grave danno patrimoniale.


Attendiamo ora la risposta della difesa, che potrebbe decidere di far sottoporre ad interrogatorio i propri assistiti ovvero per il deposito di memorie, facendo probabilmente valere, fra le varie, la tesi difensiva secondo cui lo stesso Consoli e famiglia fossero i maggiori azionisti di Veneto Banca (secondo quanto riferito alla stampa dal proprio legale).


Frattanto, come anticipato, tutte le vittime che hanno acquistato azioni tra il 2012 ed il 2015 potranno costituirsi parte civile nel procedimento penale (che andrà instaurandosi) per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata. Le vittime di acquisti effettuati negli anni antecedenti potranno invece costituirsi nel parallelo procedimento per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza bancaria e falso in prospetto, anche se le inchieste partite da Potenza e Verbania verranno archiviate, in quanto confluite per competenza a Treviso, ove il pool di magistrati spera nell’unificazione dei procedimenti in un unico maxi-processo penale. Rimangono in essere ulteriori due procedimenti, per l’appunto quello fallimentare e quello contro la società di revisione dei conti.


Lo Studio Legale Bruschi monitora e segnala per voi l’evolversi della vicenda.


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