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Agcm: sanzione da oltre un miliardo al colosso Amazon per abuso di posizione dominante

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), chiusa al 30 novembre scorso l’istruttoria, ha promulgato comunicato stampa in data 9 dicembre in cui conferma l’irrogazione di una sanzione pecuniaria di valore superiore a 1 miliardo e 128 milioni di euro, oltre ad una serie di imposizioni di carattere comportamentale, alle quali Amazon dovrà sottostare, sotto supervisione di un Monitoring Trustee.


Nello specifico l’Autorità ha sanzionato le società: Amazon Europe Core S.à.r.l., Amazon Services Europe S.à r.l., Amazon EU S.à r.l., Amazon Italia Services S.r.l. e Amazon Italia Logistica S.r.l. per violazione dell’art. 102 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea), in materia di abuso della propria posizione dominante di mercato, nell’ambito dei servizi di logistica.


Secondo l’Agcom, Amazon in Italia ha creato e consolidato nel tempo un particolare ambiente esclusivo per tutti i venditori e-commerce che aderiscono al suo programma di logistica “Fulfillment by Amazon” (FBA), tramite l’implementazione di servizi come “Prime”, che consente di vendere con più facilità ai clienti abbonati al servizio, e concedendo agli affiliati particolari vantaggi di visibilità commerciale e l’esclusione dai rigidi criteri sulle performance imposti ai venditori non-FBA.


Oltre alla salata sanzione, il provvedimento prevede una serie di comportamenti che il colosso dovrà seguire, sotto supervisione di un organismo di vigilanza (il Trustee).

Tra i comportamenti riparatori imposti al colosso dell’e-commerce spicca l’obbligo di adozione di standard equi e non discriminatori per la concessione ai venditori terzi di vantaggi di vendita e visibilità; standard che dovranno risultare chiari ed essere pubblicati.


Secondo l’istruttoria dell’AGCM l’abuso di posizione dominante di Amazon, che si è rivelata leader indiscusso del suo settore nel mercato italiano, ha danneggiato gravemente gli altri fornitori di logistica, ed altresì fortemente scoraggiato i venditori FBA da proporre i propri prodotti su altre piattaforme online, a causa degli alti costi di magazzino che ne deriverebbero (per poter offrire la stessa ampia gamma di prodotti).


Per studio MB,

Roberto Costa



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