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CHL È FALLITA: A RISCHIO GLI INVESTIMENTI DEGLI AZIONISTI.

Il Tribunale di Firenze, con provvedimento n. 14 depositato lo scorso 20 gennaio 2020 ha dichiarato il fallimento di CHL s.p.a. su istanza presentata dalla Procura di Firenze, nelle persone dei PM Christine Von Borries e Fabio Di Vizi, dopo aver ravvisato debiti per oltre 8 milioni di euro nel 2018, divenuti oltre 210 milioni nel 2019 nei confronti dell’Erario. Nominati il dott. Cristian Soscia quale Giudice Delegato e Vincenzo Pilla quale curatore fallimentare, già amministratore giudiziale da quando il C.d.A. societario era stato sospeso lo scorso dicembre dalle proprie cariche in fase pre-fallimentare. Prossima udienza prevista per il 14 maggio 2020.


Le indagini erano partite dalle segnalazioni della CONSOB, che aveva immediatamente informato la Procura di irregolarità informative e gestionali da parte della società, tra cui la diffusione di informazioni false in documenti ufficiali, non conformità ai principi contabili internazionali dei bilanci e aggravamento del dissesto societario con l’acquisizione di altre società, onde ottenere provvedimenti conservativi del patrimonio di un’azienda oramai sull’orlo del crac.

Il Tribunale fallimentare non ha accolto la proposta di salvataggio presentata dagli imprenditori Orlando Taddeo e Lorenzo Grassini (quest’ultimo già noto alle cronache per aver fallito in precedenza il tentativo di salvataggio della Lucchese calcio).


Per chi ancora non conoscesse CHL s.p.a., Changing Human Life è stata una società italiana antesignana dell’e-commerce, fondata negli anni Novanta (ancora prima di Amazon!) da un gruppo di imprenditori fiorentini, in primis Federigo e Fernando Franchi, Stefano Bargnani e la famiglia Landi, ma che – inverosimile a dirsi – non ha saputo reggere la concorrenza in un settore certamente non in crisi come quello del commercio telematico.

CHL inizialmente vendeva B2B componenti ed accessori per computer, per poi espandersi rapidamente nella new economy fino ad operare nei settori di e-commerce ed information technology, nonché telecomunicazioni, logistica e trasporti attraverso la propria società partecipata aretina Terra s.p.a., sempre della famiglia Landi (tra cui ricordiamo Raimondo Landi, già coinvolto nel crac della compagnia telefonica Eutelia).

CHL debuttava nel mercato azionario italiano (ex Nuovo Mercato) il 2 giugno 2000 ed il titolo da subito triplicava il proprio prezzo di listino. Quotata nell’MTA (Mercato Telematico Azionario), raggiungeva il massimo storico toccando i 400 milioni di euro di capitalizzazione, ma chiudeva i bilanci in positivo solo nel 2009, non riuscendo a reggere la concorrenza dei colossi internazionali del settore.


Già nel 2016 CONSOB aveva sanzionato i fratelli Franchi (attuali maggiori azionisti della società), insieme alla sorella Roberta ed al marito Stefano Batini, per manipolazione informativa del mercato delle azioni CHL.

Nel 2018 azionisti ed obbligazionisti lamentavano il mancato rimborso dei titoli emessi da CHL per il proprio rafforzamento patrimoniale. La stessa società avvertiva infatti che non avrebbe più avuto disponibilità liquide a partire dall’11 marzo 2019, se il tentativo di aumento di capitale fosse fallito, come infatti è avvenuto (essendo stato sottoscritto solo il 55% delle offerte).

Frattanto CONSOB nel 2018 aveva accertato la non conformità dei bilanci consolidato e d’esercizio del 2017 e di quello del primo semestre 2018, con particolare riferimento alle modalità di valutazione di avviamento, partecipazioni, investimenti mobiliari e crediti. Inoltre nel 2019 aveva chiesto in più occasioni a CHL di integrare alcune informazioni fornite, in quanto lacunose rispetto ad alcune voci di bilancio, specie i ricavi, ritenute eccessivamente ottimistiche.

In base ai dati in bilancio del primo semestre 2019 i ricavi erano scesi da 11,2 a 8,5 milioni di euro.

Lo scorso 5 dicembre 2019 con la delibera n. 21170 CONSOB ha infine ordinato la sospensione temporanea delle negoziazioni dei titoli emessi o garantiti da CHL s.p.a., così fermati al prezzo di € 0,0046 ciascuno, ritenendo che, “in relazione ai titoli in oggetto, le anomalie emerse nell’ambito degli accertamenti tutt’ora in corso evidenziano numerosi e gravi elementi di irregolarità rispetto alle attività poste in essere dagli esponenti apicali della Società, che si riflettono sulle informazioni che vengono fornite al pubblico con riferimento alla reale situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’emittente e che tali elementi sono potenzialmente riconducibili ad abuso di mercato” e che “l’attuale contesto informativo della società non garantisce la trasparenza, l’ordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori”.


Ancora una volta a farne le spese sono gli investitori, a tutela dei quali Lo Studio Legale Bruschi monitora l’evolversi della vicenda.


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