BONIFICO RICEVUTO PER ERRORE: NON È PIÙ UN REATO, MA I SOLDI VANNO RESTITUITI
- STUDIO LEGALE BRUSCHI

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 2 min
Ricevere un bonifico sul proprio conto corrente e scoprire che non era destinato a noi può sembrare un evento raro, ma nella pratica accade più spesso di quanto si immagini. Un errore nell'indicazione dell'IBAN, una distrazione durante un pagamento o un disguido informatico possono comportare l'accredito di somme non dovute.
La domanda che molti si pongono è semplice: chi riceve il denaro può trattenerlo?
La risposta arriva dalla Corte di Cassazione che, con una recente pronuncia, ha chiarito un aspetto importante: trattenere una somma ricevuta per errore non costituisce più un reato, ma ciò non significa che il denaro possa essere liberamente utilizzato.
La decisione distingue chiaramente il profilo penale da quello civile. In passato situazioni di questo tipo potevano integrare un'ipotesi di reato; oggi, invece, il comportamento non è più penalmente sanzionato in seguito alla depenalizzazione della fattispecie prevista dall'art. 647 del Codice Penale.
Rimane però pienamente tutelato il diritto di chi ha effettuato il pagamento per errore.
Infatti, chi riceve una somma non dovuta è comunque obbligato a restituirla. In caso contrario il soggetto che ha eseguito il bonifico può agire davanti al giudice civile per ottenere la restituzione dell'importo, oltre agli interessi eventualmente maturati.
La normativa civilistica, attraverso l'azione di ripetizione dell'indebito prevista dall'art. 2033 del Codice Civile, tutela infatti chi ha effettuato un pagamento senza esserne tenuto.
Dal punto di vista pratico, il consiglio è molto semplice: se sul proprio conto compare un accredito inatteso è opportuno verificare immediatamente la provenienza della somma, evitando di spenderla prima di aver chiarito la situazione con la banca.
Una gestione superficiale potrebbe infatti comportare una richiesta giudiziale di restituzione con ulteriori costi e interessi.
Anche nell'era dei pagamenti digitali, il principio della buona fede continua a rappresentare uno dei cardini del nostro ordinamento giuridico.
Ogni situazione presenta caratteristiche specifiche e merita una valutazione professionale.





Commenti